Jason Reitman costruisce un ritratto lucido e malinconico dell'America in crisi, usando il licenziamento come lente per guardare dentro la solitudine moderna. George Clooney offre una delle sue prove più sottili: Ryan Bingham è tutto charme in superficie, ma la macchina da presa coglie le crepe di un uomo che ha fatto del distacco emotivo una filosofia di vita. Anna Kendrick, in una performance che le è valsa la nomination all'Oscar, porta in scena l'idealismo sbriciolato dalla realtà con una vulnerabilità disarmante.
La fotografia di Eric Steelberg trasforma aeroporti e alberghi anonimi in spazi esistenziali, mentre il montaggio sa quando rallentare per far emergere il vuoto dietro l'efficienza. Reitman non giudica il suo protagonista: lo segue, lo osserva, e lascia che sia lo spettatore a chiedersi cosa resta quando togli a un uomo tutto ciò che lo tiene occupato.
Sei nomination agli Oscar testimoniano un film che ha saputo leggere il proprio tempo senza urlare. Un dramma sotto pelle che usa la commedia per parlare di cosa significhi davvero connettersi con qualcuno quando hai passato una vita a evitarlo.