Sette anni dopo il capolavoro di Ridley Scott, James Cameron trasforma il claustrofobico incubo spaziale in un assalto adrenalinico che non rinuncia all'intelligenza. Dove il primo film sussurrava terrore nei corridoi bui, questo urla guerra aperta: marines coloniali, armi automatiche, acido che fonde il metallo. Eppure Cameron non tradisce l'eredità—la amplifica.
Sigourney Weaver torna nei panni di Ripley con una performance che le valse una nomination all'Oscar rarissima per il genere: qui non è più la sopravvissuta traumatizzata, ma una guerriera spinta da un istinto materno feroce. Il rapporto con la piccola Newt (Carrie Henn) regala al film un cuore pulsante che giustifica ogni esplosione. La tensione cresce metodicamente—Cameron sa costruire sequenze d'azione che non sono mai caotiche, ma orchestrate come sinfonie di paura e coraggio.
Premio Oscar per effetti visivi e montaggio sonoro, il film resta un modello insuperato di come si evolve un franchise senza tradirlo. La Regina Aliena, creatura pratica animata da quattordici operatori, incarna una minaccia tanto fisica quanto archetipica. Trentotto anni dopo, pochi sequel d'azione reggono il confronto con questa lezione di cinema di genere fatto con cervello, muscoli e un rispetto assoluto per il pubblico.