David Leitch porta al sequel la sua esperienza da coordinatore di stunt e regista action, costruendo sequenze d'azione tecnicamente impeccabili che bilanciano comicità e violenza coreografica. Le scene di combattimento sfruttano il linguaggio visivo dell'eccesso con consapevolezza: ogni esplosione, ogni rallenty serve la satira del genere supereroistico quanto lo spettacolo puro.
Ryan Reynolds conferma il personaggio con una performance che mantiene intatta l'irriverenza meta-testuale del primo capitolo, ma aggiunge strati emotivi inaspettati. Josh Brolin costruisce in Cable un antagonista complesso, figura tragica quanto minacciosa, mentre Zazie Beetz introduce Domino con un carisma che ruba la scena grazie a un superpotere — la fortuna — tradotto in soluzioni visive brillanti.
Il film affronta il lutto e la famiglia disfunzionale sotto la maschera della parodia: la sceneggiatura lavora su più registri, alternando battute al secondo a momenti di sincera vulnerabilità. È un blockbuster consapevole dei propri meccanismi che riesce comunque a sorprendere, divertire e, quando serve, commuovere senza tradire il proprio cinismo di fondo.