Scorsese abbandona le strade violente di Mean Streets per raccontare un'ossessione diversa ma altrettanto distruttiva: quella della fama a ogni costo. De Niro è straordinario nel comporre un personaggio grottesco e patetico, convinto che il talento sia secondario rispetto alla visibilità, in un ritratto così lucido della celebrity culture da sembrare profetico rispetto all'epoca dei reality e dei social media.
La regia procede per accumulo di momenti imbarazzanti, costringendo lo spettatore a confrontarsi col disagio di chi non sa riconoscere i confini tra ambizione e delirio. Jerry Lewis, contro il proprio personaggio pubblico, interpreta una star esausta e diffidente, intrappolata nel proprio successo. Il premio BAFTA conferma il riconoscimento internazionale di un film che nel 1982 spiazzò il pubblico americano.
È una commedia nera che non concede vie di fuga morali: Scorsese non giudica Rupert, lo osserva con la stessa precisione clinica con cui aveva studiato Travis Bickle, lasciando che sia la forma stessa del racconto a rivelare quanto sia sottile il confine tra sogno americano e incubo narcisista.