Gillo Pontecorvo ricostruisce la guerriglia urbana del FLN contro l'occupazione francese con un rigore quasi documentaristico che ha fatto scuola. Girato interamente nelle strade della Casbah con attori non professionisti — tra cui Yacef Saadi, ex leader della resistenza che interpreta se stesso — il film ha la grana della cronaca dal vivo, il respiro concitato del reportage di guerra. La macchina da presa segue entrambi i fronti senza piegarsi alla propaganda: mostra i rastrellamenti e le torture francesi accanto agli attentati nei caffè, i volti terrorizzati dei civili da una parte e dall'altra.
La fotografia in bianco e nero di Marcello Gatti trasforma Algeri in un labirinto di ombre e tensione; la colonna sonora di Ennio Morricone — tamburi secchi, ottoni drammatici — batte il ritmo di un conflitto che non concede eroi. Jean Martin, unico attore professionista del cast, è il colonnello Mathieu: lucido, spietato, consapevole che la vittoria tattica non salverà niente.
Candidato a due Oscar, Leone d'Oro a Venezia, il film è diventato un manuale di guerriglia urbana studiato da eserciti e movimenti di liberazione. È un documento sulla violenza politica che rifiuta di confortare: ti lascia solo con la certezza che nessuna delle due parti uscirà pulita da questa battaglia.