Ari Folman usa l'animazione per ricostruire ciò che la memoria non riesce più a trattenere: il suo servizio nell'esercito israeliano durante la prima guerra del Libano. Il risultato è un documentario animato che affronta il trauma, la rimozione e la responsabilità con una forma visiva ipnotica, dove i ricordi affiorano come allucinazioni oniriche. La tecnica rotoscopica dà alle testimonianze un'aura sospesa tra sogno e incubo, trasformando il racconto personale in riflessione collettiva.
La struttura è quella dell'inchiesta: Folman intervista vecchi commilitoni, ciascuno con frammenti di verità che lentamente ricompongono un quadro più ampio e doloroso. La fotografia animata alterna sequenze quasi astratte — cani fantasma, soldati nudi nel mare, valzer sotto i razzi — a momenti di quiete straniante. La colonna sonora di Max Richter accompagna questa discesa negli strati più profondi della coscienza.
Candidato all'Oscar come miglior film straniero, "Valzer con Bashir" dimostra che l'animazione può essere il mezzo più adatto per raccontare ciò che la mente fatica a guardare in faccia. Un film che non dimentica e che chiede allo spettatore di fare altrettanto.