Notting Hill funziona perché sa giocare con il divario tra mondi apparentemente inconciliabili senza ridicolizzare nessuno dei due. Da una parte c'è il Notting Hill reale, con i suoi appartamenti scomodi e gli amici disastrati; dall'altra c'è Hollywood nella sua versione più patinata e inaccessibile. Roger Michell orchestra questo scontro senza forzature, lasciando che sia lo scarto tra ordinario e straordinario a generare comicità e tensione.
Hugh Grant e Julia Roberts costruiscono una chimica credibile proprio perché i loro personaggi non si completano: si urtano, si fraintendono, si ritrovano. Il film prende sul serio il fatto che una storia d'amore tra una star e un libraio fallito sia complicata sul piano pratico, emotivo, sociale. Gli amici di William — splendidamente caratterizzati, mai ridotti a macchiette — sono testimoni e coro, rendono plausibile un mondo che altrimenti sembrerebbe troppo stretto per contenere una diva.
Il premio BAFTA per il miglior film britannico dell'anno testimonia l'equilibrio raggiunto: romantico senza essere sdolcinato, leggero senza essere vuoto. La sceneggiatura di Richard Curtis sa quando insistere e quando lasciar perdere, e il risultato è una commedia romantica che non ha bisogno di gridare per convincere. È cinema che funziona perché rispetta i suoi personaggi e chi guarda.