Spielberg aveva ventisette anni quando ha trasformato un romanzo di consumo in una macchina da suspense che ha ridefinito il blockbuster moderno. La forza del film sta in ciò che non si vede: lo squalo compare pochissimo, costretto dalle avarie meccaniche del modello, ma quella limitazione è diventata la chiave. Ogni inquadratura d'acqua è un'attesa, ogni nuotatore ignaro un potenziale bersaglio, mentre la colonna sonora di John Williams — due note ossessive — anticipa il terrore prima che arrivi.\n\nLa seconda metà vira verso il dramma da camera: tre uomini su una barca, ognuno con la propria ossessione, costretti a fare i conti con qualcosa più grande di loro. Robert Shaw costruisce Quint come un reduce tormentato, Roy Scheider porta sullo schermo un uomo comune fuori dalla sua profondità, Richard Dreyfuss bilancia il tutto con l'entusiasmo scientifico di Hooper. Il monologo sulla USS Indianapolis — Shaw che racconta l'orrore vero degli squali in guerra — resta una delle scene parlate più intense degli anni Settanta.\n\nTre Oscar tecnici (montaggio, sonoro, musica) hanno certificato l'impatto di un film che ha tenuto intere generazioni lontane dall'oceano. Non è solo un thriller marino: è il punto in cui Hollywood ha capito che l'estate poteva diventare una stagione da record, e che il cinema popolare poteva essere artigianato puro.