Christopher Nolan ricostruisce la parabola di J. Robert Oppenheimer con una struttura narrativa a salti temporali che riflette la frammentazione morale del suo protagonista: il genio che ha reso possibile l'atomica e ne ha poi portato il peso. Cillian Murphy incarna il fisico con uno sguardo che passa dall'eccitazione intellettuale al tormento esistenziale, sostenuto da Emily Blunt e Robert Downey Jr. in ruoli di contorno che diventano specchi delle sue contraddizioni.
La fotografia su pellicola 65mm di Hoyte van Hoytema cattura tanto l'intimità degli ambienti accademici quanto l'immensità del deserto di Los Alamos, mentre il montaggio alterna le udienze del dopoguerra al fervore scientifico del Progetto Manhattan. Il film ha vinto tre Oscar, tra cui miglior film e miglior attore protagonista, oltre a quattro Golden Globe e tre BAFTA.
Oppenheimer non è un biopic didascalico: è un dramma sul potere della conoscenza e sull'impossibilità di tornare indietro. Nolan riesce a trasformare dibattiti teorici e processi burocratici in tensione pura, lasciando che la domanda vera risuoni oltre i titoli di coda: cosa significa scoprire qualcosa che non si può disinventare.