La Parigi occupata del 1941 diventa il palcoscenico di una fuga rocambolesca che trasforma la tragedia della guerra in commedia irresistibile. Gérard Oury orchestra una macchina comica di precisione chirurgica, dove ogni equivoco si incastra nel successivo con una logica inesorabile: tre aviatori britannici abbattuti devono attraversare la Francia occupata aiutati da civili che non parlano la loro lingua, inseguiti da tedeschi che non capiscono cosa stia succedendo.
Il vero colpo di genio è l'accoppiata Bourvil-De Funès, due temperamenti opposti che creano scintille a ogni scena. Il primo, placido e bonario direttore d'orchestra costretto all'eroismo per caso; il secondo, piccolo borghese nevrotico che scopre un coraggio inaspettato. Oury li filma con tempi perfetti, lasciando che la tensione storica amplifichi il comico senza mai svilirlo.
Successo clamoroso in Francia e nel mondo, il film dimostra che si può raccontare l'Occupazione senza tradirne la gravità, trovando nell'assurdo della situazione una verità umana profonda. La marcia finale, travestimenti grotteschi e dialoghi che giocano sul non detto costruiscono un crescendo che regge ancora oggi, merito di una sceneggiatura affilata e interpretazioni che non invecchiano.