Francis Lawrence costruisce un blockbuster che funziona su due livelli: spettacolo apocalittico e dramma intimista. La New York deserta, invasa dalla vegetazione e abitata solo da cervi e leoni, è un quadro di desolazione straordinario, reso possibile da riprese in location e un lavoro visivo che ancora oggi colpisce per credibilità. Will Smith porta il peso dell'intero film sulle spalle, dialogando con il suo cane Sam in scene che trasformano la solitudine in qualcosa di tangibile e doloroso.
La tensione viene dosata con precisione: le sequenze d'azione con gli Infetti — creature aggressive che si muovono nell'ombra — si alternano a momenti di silenzio assordante in cui Neville cerca di mantenere la propria umanità attraverso routine ossessive. La scelta di mostrare la catastrofe attraverso flashback rende il presente ancora più opprimente.
Non è solo survival horror: è una riflessione su cosa significhi essere umani quando non c'è più nessuno a cui dimostrarlo, e su quanto lontano ci si possa spingere nella speranza prima che diventi autodistruzione.