Francis Lawrence costruisce un thriller soprannaturale che prende la mitologia cristiana e la trasforma in un noir urbano sporco e visionario. La Los Angeles del film è una città sospesa tra due mondi, dove la lotta tra bene e male si combatte nei vicoli, negli ospedali psichiatrici e perfino nelle piscine abbandonate — e la fotografia di Philippe Rousselot trova in questa ambiguità un chiaroscuro denso, quasi tattile.
Keanu Reeves interpreta John Constantine con un cinismo affaticato che funziona perfettamente: non è un eroe, è un uomo malato che cerca la redenzione a modo suo, tra sigarette e incantesimi. Rachel Weisz regge il peso drammatico con lucidità, mentre il cast di contorno — da Tilda Swinton a Peter Stormare — offre interpretazioni memorabili che elevano ogni scena.
Il film brilla soprattutto nel design: gli effetti visivi invecchiano bene perché sono al servizio di un'idea precisa dell'Inferno e del Paradiso, non di uno spettacolo fine a sé stesso. E quella rappresentazione di Satana rimane una delle più inquietanti e magnetiche mai portate sullo schermo.
Se cerchi un film che mescoli teologia, action e una malinconia vera senza scadere nel sermone o nel fumettone, Constantine ha ancora molto da dire.