Neil Jordan trasforma il romanzo di Anne Rice in un gotico sontuoso che tiene insieme filosofia, orrore e melodramma senza cedere mai al camp. La fotografia di Philippe Rousselot — candidata all'Oscar — avvolge New Orleans e Parigi in una patina decadente che fa del buio e della luce radente una lingua espressiva autonoma. Brad Pitt costruisce Louis come creatura tormentata dal rimorso, mentre Tom Cruise, contro ogni aspettativa, regala un Lestat carismatico e inquietante, capace di rendere la seduzione indistinguibile dalla crudeltà.
Il film non si accontenta di raccontare la trasformazione in vampiro: interroga la condanna all'eternità, la perdita di umanità, il peso della memoria quando il tempo non ha più senso. La scena della piccola Claudia — Kirsten Dunst in una prova di precocità straordinaria — intrappolata per sempre in un corpo di bambina è cinema puro: orrore psicologico che non ha bisogno di effetti per turbare.
Due nomination agli Oscar, due ai BAFTA e lo statuto di pietra miliare del cinema vampiresco degli anni Novanta: un film che ha ridefinito il genere rifiutando gli stereotip e abbracciando la complessità morale. Se cerchi un gotico che non invecchia, che parla di desiderio e colpa con la stessa intensità, questo è il titolo giusto.