Kieślowski costruisce dieci storie autonome ambientate nello stesso quartiere di Varsavia, ciascuna legata a uno dei Comandamenti ma senza mai nominarli. Il risultato è un affresco morale che rifiuta il dogma e sceglie la complessità: nessun personaggio è semplicemente colpevole o innocente, ogni episodio presenta dilemmi in cui le scelte morali non hanno risposte facili. La macchina da presa osserva con rispetto, mai giudicando, e la fotografia di Wiesław Zdort e altri crea atmosfere intime, spesso plumbee, che riflettono l'inquietudine interiore dei protagonisti.
Ogni episodio dura circa un'ora e può essere visto come film a sé, ma l'insieme rivela una visione coerente: Kieślowski esplora amore, morte, desiderio, tradimento, solitudine con rigore quasi documentaristico e una tensione emotiva trattenuta. Gli attori, molti dei quali torneranno nei suoi lavori successivi, offrono interpretazioni sobrie e potenti. Artur Barciś appare silenziosamente in diversi episodi, presenza enigmatica che attraversa le storie senza spiegarsi.
Il Decalogo ha segnato la maturità artistica di Kieślowski prima della trilogia dei colori e resta uno dei vertici della televisione europea. Guardarlo significa confrontarsi con domande che non si chiudono al termine dell'episodio: continuano a lavorare, come deve fare il grande cinema.