Kevin Costner firma un'epopea western di rara ambizione, lunga tre ore che scorrono senza cedimenti grazie a una narrazione paziente e visivamente sontuosa. La fotografia di Dean Semler cattura gli spazi aperti delle Grandi Pianure con una luce che alterna intimità e vastità, mentre la colonna sonora di John Barry accompagna ogni svolta emotiva con discrezione e potenza.
Il film ribalta la prospettiva classica del western: i Lakota non sono antagonisti ma persone, con rituali, conflitti interni e dignità. Graham Greene e Rodney A. Grant portano sullo schermo figure memorabili, lontane da ogni stereotipo. La scelta di usare la lingua lakota con i sottotitoli — inusuale per un blockbuster del 1990 — rafforza questa volontà di autenticità.
Sette Oscar, tra cui miglior film e regia, ne hanno sancito il successo, ma la vera forza sta nella capacità di raccontare un incontro tra culture senza retorica, affidandosi a gesti, silenzi e paesaggi. Un film che restituisce al western la sua dimensione epica e umana insieme.