Mary Harron trasforma il controverso romanzo di Bret Easton Ellis in un'acutissima satira sul capitalismo degli anni Ottanta, dove l'ossessione per lo status e l'apparenza genera mostri in giacca e cravatta. Christian Bale offre una performance straordinaria, calibrando alla perfezione la metamorfosi da yuppie impeccabile a predatore psicopatico, facendo coesistere comedy nero e orrore in un equilibrio inquietante.
La regia di Harron gioca sull'ambiguità tra realtà e fantasia, trasformando la violenza in un'estensione grottesca del conformismo maniacale di Bateman. Ogni dettaglio — dai biglietti da visita ai rituali mattutini — diventa sintomo di una società che riduce l'identità a performance e merci intercambiabili.
Dietro l'eleganza glaciale della fotografia si nasconde uno sguardo feroce sul vuoto morale dell'America reaganiana, dove nessuno ascolta davvero nessuno e tutti sono sostituibili. Un film che disturba proprio perché costringe a ridere della propria complicità.