La storia vera di Brad Cohen è un ritratto di resistenza silenzioso e potente. Il film segue un ragazzo che vive con la sindrome di Tourette attraverso infanzia, adolescenza e vita adulta, mostrandone non tanto la malattia quanto la determinazione: la volontà di trasformare il rifiuto in vocazione.
La regia non indugia sul pietismo. Peter Werner costruisce una narrazione asciutta che lascia emergere le contraddizioni familiari e sociali senza enfatizzarle, rendendo il protagonista un individuo completo, mai un simbolo. Le interpretazioni — James Wolk nei panni di Brad adulto, Dominic Scott Kay da bambino — restituiscono l'ostinazione di chi deve giustificarsi ogni giorno, senza mai chiedere scusa.
Premesso alla Casa Bianca e pluripremiato negli Stati Uniti, il film ha trovato riconoscimento anche fuori dal circuito mainstream proprio per come evita la retorica. È una storia di educazione, nel doppio senso: imparare nonostante tutto, e insegnare agli altri a vedere oltre l'apparenza.