Va' e vedi è uno dei più radicali e fisicamente opprimenti film di guerra mai realizzati. Elem Klimov non racconta la Seconda Guerra Mondiale: la fa attraversare allo spettatore insieme al protagonista, un ragazzo bielorusso che si arruola pieno di entusiasmo e si ritrova travolto dall'inferno delle rappresaglie naziste. La macchina da presa segue il suo volto mentre il mondo intorno a lui si disintegra, e Aleksey Kravchenko restituisce una delle performance più strazianti del cinema sovietico: i suoi occhi cambiano sotto i nostri, invecchiano di decenni in poche ore di visione.
La fotografia di Aleksey Rodionov è al servizio di un'estetica dello choc: suoni distorti, primi piani soffocanti, sequenze oniriche che sfociano nel delirio. Klimov usa ogni strumento per aggredire i sensi e impedire qualsiasi distanza rassicurante. Il risultato è viscerale, disturbante, impossibile da dimenticare.
Uscito nel 1985, Va' e vedi è stato accolto come un atto di accusa senza compromessi contro la guerra e come testamento personale di Klimov, che non girò più nulla dopo. Un film che non consola, ma che obbliga a guardare.