Guy Ritchie torna alle origini del suo cinema con la stessa energia anarchica di Lock & Stock, ma con una consapevolezza stilistica maturata in vent'anni di mestiere. The Gentlemen è un meccanismo narrativo a incastro dove ogni personaggio nasconde un doppio gioco e ogni scena ribalta le carte in tavola, costruito attorno a dialoghi taglienti che trasformano la violenza criminale in balletto verbale.
Matthew McConaughey porta nel sottobosco londinese il suo carisma texano, creando un boss della marijuana che gestisce l'impero con la precisione di un gentiluomo d'altri tempi. Ma è l'intero cast a brillare: Hugh Grant in una delle sue migliori prove recitative interpreta un investigatore privato sleale che orchestra il ricatto con gusto teatrale, mentre Charlie Hunnam e Colin Farrell completano un ensemble dove ogni attore sembra divertirsi quanto lo spettatore.
La fotografia di Alan Stewart restituisce una Londra notturna e patinata, lontana dalla grezza estetica degli esordi di Ritchie ma altrettanto efficace. Il montaggio sincopato, le ellissi narrative e i flashback che si rincorrono creano un ritmo che non concede pause, dove la comicità nera emerge dalla precisione del timing più che dall'eccesso. Un film che dimostra come il cinema di genere, quando fatto con questa intelligenza formale, possa essere puro intrattenimento senza rinunciare alla personalità autoriale.