Klaus ribalta le fondamenta del film d'animazione contemporaneo recuperando il disegno tradizionale e portandolo a vette tecniche mai raggiunte prima. Sergio Pablos, creatore dei Minions, ha scelto di abbandonare la CG per sviluppare una tecnica ibrida che fonde il tratto bidimensionale con illuminazione volumetrica e texture tridimensionali: il risultato è un'estetica che celebra il calore artigianale del disegno animato senza rinunciare alla profondità visiva del digitale.
La storia reinventa l'origine di Babbo Natale senza cedere alla retorica: da un postino cinico spedito in un villaggio ostile e da un fabbricante di giocattoli solitario nasce un meccanismo di gentilezza contagiosa che trasforma un'intera comunità. La sceneggiatura costruisce con rigore una mitologia alternativa, coerente e poetica, dove tradizioni natalizie — calze appese, renne, camini — emergono come conseguenze logiche e non come convenzioni imposte.
Nominato all'Oscar come miglior film d'animazione, Klaus dimostra che innovazione tecnica e sostanza narrativa possono convivere. È un film che restituisce dignità al racconto delle origini, che guarda al passato dell'animazione per costruire un nuovo standard visivo, e che lascia lo spettatore con la sensazione rara di aver assistito a qualcosa di necessario.