Paul Schrader torna al tema che lo ossessiona da sempre — l'uomo solo davanti alla propria coscienza — e lo fa con la lucidità di chi ha attraversato decenni di cinema. Ethan Hawke è Toller, pastore di una chiesa storica ormai ridotta a souvenir turistico, che tiene un diario spirituale mentre la fede e il corpo si consumano. Schrader riprende il formato visivo di Bresson e Dreyer: camera fissa, inquadrature centrali, volti frontali che diventano specchi dell'anima.
La fotografia essenziale di Alexander Dynan cattura spazi vuoti e silenzi che pesano come preghiere non ascoltate. Hawke lavora per sottrazione, senza retorica: è un uomo che sceglie di sprofondare nel proprio dolore invece di accettare compromessi comodi. Quando la crisi ambientale e quella spirituale si sovrappongono, il film non offre risposte facili.
Candidata all'Oscar per la sceneggiatura originale, "First Reformed" è un'opera che divide, respinge le attese e non cerca di piacere. Schrader mette in scena un conflitto radicale tra purezza morale e realtà corrotta, e lo fa con un rigore formale che ha pochi eguali nel cinema americano recente. Chi cerca riflessione vera, senza sconti, sa dove guardare.