Lina Wertmüller costruisce un ritratto feroce e spiazzante della sopravvivenza a ogni costo, mescolando grottesco e tragedia in un modo che pochi registi hanno saputo eguagliare. Giancarlo Giannini interpreta Pasqualino con una carica fisica devastante: è insieme patetico e mostruoso, vittima e complice, in una performance che gli valse la nomination all'Oscar come miglior attore.
La struttura narrativa alterna presente e passato per mostrare come la guerra sia solo l'apice di un'esistenza già corrotta. Wertmüller non giudica apertamente, ma ogni scelta visiva — dalla fotografia cupa del lager ai flashback napoletani carichi di ironia amara — rivela l'ipocrisia di un personaggio che si aggrappa alla vita svuotandola di dignità. Il film ricevette quattro nomination agli Oscar, caso rarissimo per un'opera italiana così politicamente scomoda.
È un cinema che non concede consolazioni né eroi: solo la domanda su cosa siamo disposti a sacrificare per restare vivi, e se quel che resta merita ancora di chiamarsi vita.