Tratto dal bestseller di R.J. Palacio, il film di Stephen Chbosky costruisce un ritratto emotivamente onesto della differenza e dell'inclusione, senza mai scivolare nel patetico. Il merito principale è di Jacob Tremblay, straordinario nel dare vita ad Auggie Pullman: un ragazzino che affronta il mondo con vulnerabilità e coraggio, senza diventare mai una caricatura della sofferenza o dell'eroismo.
La scelta narrativa più felice è quella di allargare progressivamente il punto di vista: non solo Auggie, ma la sorella, gli amici, i compagni di classe. Ogni personaggio ha il suo capitolo, il suo conflitto morale, la sua piccola rivelazione. Chbosky dirige con delicatezza e precisione, sostenuto da Julia Roberts e Owen Wilson in ruoli di genitori che non sono mai santificati né perfetti, solo profondamente umani.
Candidato all'Oscar per il trucco, Wonder usa gli effetti con discrezione per dare forma al volto di Auggie, ma è la scrittura dei dialoghi e delle relazioni a fare la differenza. Un film che parla di gentilezza senza mai predicarla, che commuove perché osserva con intelligenza come si impara ad accettare — e ad essere accettati.