George Roy Hill costruisce un meccanismo perfetto dove ogni dettaglio conta: costumi, scenografie e la colonna sonora di Marvin Hamlisch con i ragtime di Scott Joplin ricreano la Chicago degli anni Trenta con una precisione che non ha nulla di didascalico. L'eleganza della messa in scena si fonde con la tensione narrativa in un equilibrio raro.
Newman e Redford non si limitano a ripetere la formula di Butch Cassidy: qui giocano su registri diversi, con un'alchimia fatta di sguardi, pause e battute misurate. Robert Shaw compone un antagonista memorabile, capace di incutere timore senza alzare mai troppo la voce. La regia orchestra il tutto con ritmo da commedia sofisticata, dove la suspense nasce dalla struttura stessa della truffa.
Sette Oscar nel 1974, tra cui miglior film e regia, certificano un'operazione che ha ridefinito il genere della rapina: non violenza ma intelligenza, non azione ma strategia. Ogni scena prepara la successiva, ogni personaggio ha una funzione precisa nell'inganno finale. Quando i titoli di coda scorrono, viene voglia di ricominciare da capo per cogliere tutti gli indizi seminati lungo il percorso.