Franklin J. Schaffner orchestra una fuga dall'inferno che dura due ore e mezza senza un cedimento. Steve McQueen e Dustin Hoffman – due opposti che diventano specchio l'uno dell'altro – trovano qui spazio per costruire personaggi di rara densità: McQueen asciutto e ostinato, Hoffman fragile e calcolatore, entrambi credibili fino all'ultimo fotogramma. La fotografia di Fred Koenekamp rende tangibile l'oppressione della Caienna francese: il sole accecante, l'umidità della giungla, l'architettura carceraria che sembra disegnata per annullare ogni volontà.
La forza del film sta nella sua pazienza: non cerca scorciatoie melodrammatiche, ma segue con lucidità il degrado fisico e il miracolo della resistenza mentale. Ogni tentativo di fuga fallito aggiunge peso a quello successivo; ogni anno passato in isolamento si sente sulla pelle. Schaffner, reduce dal successo di Patton, dimostra di saper reggere la tensione anche quando rallenta: sono i tempi morti a fare male, non solo le punizioni.
Nominato all'Oscar per la colonna sonora di Jerry Goldsmith, Papillon è diventato il film per eccellenza sulla fuga impossibile – non per l'avventura, ma per l'idea fissa che tiene in piedi un uomo quando tutto il resto crolla. Vale la pena vederlo per capire cosa significhi davvero non arrendersi.