Penny Dreadful intreccia i grandi personaggi del gotico ottocentesco — Frankenstein, Dorian Gray, il dottor Jekyll, i vampiri — in un'unica narrazione oscura che non si limita a citarli, ma li rilegge con maturità narrativa. La serie ha il coraggio di prendersi il tempo: lunghe scene dialogate, silenzi calibrati, una fotografia che gioca su chiaroscuri da pittura fiamminga. John Logan, creatore e sceneggiatore, costruisce un dramma psicologico sotto la pelle del gotico, dove i mostri sono specchi delle nevrosi e dei desideri repressi dei personaggi.
Eva Green sostiene l'intera architettura con una prova che attraversa sedute spiritiche, dissociazioni mistiche e confronti teologici con intensità rara per la televisione. Timothy Dalton restituisce a Sir Malcolm Murray una fragilità paterna inattesa; Rory Kinnear offre alla creatura di Frankenstein una dignità tragica che supera ogni adattamento recente. La regia — con nomi come J.A. Bayona in apertura — tiene un ritmo teatrale, mai concesso alla fretta, sempre fedele all'estetica decadente.
Se cerchi un gotico che rispetti l'eredità letteraria senza museificarla, che usi l'horror per indagare colpa, fede e identità, questa serie sa dove guardare. E lo fa con una cura formale che onora il proprio pubblico.