Lubitsch riuscì dove molti non avrebbero osato: girare una satira feroce del nazismo nel pieno della Seconda guerra mondiale, quando l'esito del conflitto era ancora incerto. Vogliamo vivere! trasforma il teatro in arma di resistenza, affidandosi all'intelligenza della commedia sofisticata per smascherare la stupidità del totalitarismo. Jack Benny e Carole Lombard (alla sua ultima interpretazione prima della tragica scomparsa) guidano una compagnia teatrale polacca che deve fingersi la Gestapo per ingannare la Gestapo stessa: un gioco di specchi e false identità dove ogni battuta nasconde un rischio mortale.
La regia di Lubitsch padroneggia il ritmo della commedia degli equivoci senza mai sminuire la gravità storica: il celebre monologo di Amleto interrotto diventa metafora della vita stessa messa in pausa dall'invasione. La sceneggiatura alterna momenti di suspense autentica a gag precisissime, costruendo un equilibrio che solo pochi registi avrebbero saputo sostenere.
La candidatura all'Oscar testimonia il coraggio di un'opera che molti giudicarono controversa all'uscita, troppo irriverente verso un nemico ancora in armi. Oggi resta una dimostrazione di come il cinema possa essere forma di resistenza: ridere di Hitler significava negare il suo potere, e farlo con questa eleganza formale è puro Lubitsch.