Scorsese torna nel territorio che conosce meglio — il crimine organizzato americano — e lo porta nel deserto del Nevada, dove la costruzione di un impero si incrocia con la sua inevitabile autodistruzione. Il film ricostruisce con precisione maniacale l'ascesa e la caduta del controllo mafioso sui casinò di Las Vegas negli anni Settanta e Ottanta, attraverso gli occhi di due uomini che incarnano due facce della stessa medaglia: l'uno calcolatore e meticoloso, l'altro istintivo e violento.
De Niro compone un ritratto di controllo glaciale che si sgretola lentamente, mentre Pesci esplode in una delle interpretazioni più feroci della sua carriera. Sharon Stone, candidata all'Oscar, costruisce un personaggio complesso e autodistruttivo che va oltre lo stereotipo della femme fatale. La fotografia di Robert Richardson cattura il contrasto tra il luccichio ipnotico delle luci al neon e la brutalità che si consuma dietro le quinte.
Scorsese dirige con la sicurezza di chi padroneggia ogni strumento del linguaggio cinematografico: montaggio vorticoso, voce narrante che guida attraverso labirinti di potere e denaro, colonna sonora che definisce un'epoca. Un affresco spietato sull'avidità e sul prezzo del potere, dove ogni personaggio porta in sé il germe della propria rovina.