Nove anni dopo Vienna, Jesse e Celine si ritrovano per caso in una libreria parigina e decidono di passare insieme il poco tempo prima che lui riprenda l'aereo. Linklater filma di nuovo in tempo reale: ottanta minuti di dialogo continuo, senza pause, senza stacchi artificiali. La macchina da presa li segue mentre camminano lungo la Senna, si siedono nei caffè, salgono su un battello turistico, ripercorrono quello che è successo nelle loro vite.
Julie Delpy ed Ethan Hawke tornano a interpretare personaggi che portano addosso il peso di una promessa non mantenuta e la consapevolezza che il tempo modifica tutto. Le loro battute — in parte improvvisate, in parte scritte insieme a Linklater — hanno la naturalezza di una conversazione vera: si sovrappongono, esitano, cambiano direzione. La nomination all'Oscar per la sceneggiatura riconosce un film che fa del dialogo la propria struttura portante, senza mai risultare teatrale.
È raro che un sequel riesca a conservare la leggerezza del primo capitolo aggiungendovi una profondità nuova. Qui funziona perché il film non tradisce la premessa: è ancora una storia su due persone che parlano, solo che adesso hanno trentadue anni invece di ventitrè, e quello che dicono pesa diversamente.