Tim Burton torna a Gotham City e lo fa con una visione ancora più personale e oscura rispetto al primo capitolo. Il risultato è un film che sacrifica parte della narrazione lineare per costruire un universo visivo gotico, espressionista, popolato da outsider mostruosi e affascinanti. Il Batman di Michael Keaton si trova al centro di uno scontro tra due icone del cinema: Danny DeVito trasforma il Pinguino in una creatura grottesca e patetica, degna di Freaks, mentre Michelle Pfeiffer regala una Catwoman magnetica, erotica e vendicativa che rimane una delle interpretazioni più intense del personaggio.
Burton usa la macchina da presa come un pennello, dipingendo Gotham come una cattedrale nera fatta di architetture impossibili, neve sporca e luci al neon. La fotografia di Stefan Czapsky e la colonna sonora di Danny Elfman completano un'opera che è più vicina al cinema espressionista tedesco che al blockbuster americano. Nominato a due Oscar per trucco e effetti visivi, il film divide ancora oggi: troppo cupo per alcuni, troppo stilizzato per altri.
Ma è proprio questo eccesso, questa fuga dalla norma del cinecomic, a renderlo unico. Batman – Il ritorno non cerca di piacere a tutti: sceglie la deformità, l'ambiguità, la malinconia. E in questo sta la sua forza.