The Penguin non è una serie sui supereroi, ma uno studio spietato sul potere e sull'ambizione nella Gotham post-Batman di Matt Reeves. Qui il costume lascia il posto al completo sgualcito, e il villain diventa protagonista di una tragedia americana dove il crimine è l'unica via di ascesa sociale possibile. Colin Farrell scompare letteralmente sotto il trucco prostetico per dare vita a Oz Cobb: un uomo claudicante, manipolatore, capace di una violenza tanto brutale quanto calcolata, eppure mai ridotto a caricatura.
La serie costruisce la sua forza su una scrittura che non concede respiro: ogni episodio stringe il cerchio intorno ai personaggi, mostrando come le scelte morali si sfaldino sotto la pressione della sopravvivenza. Cristin Milioti offre una performance di rara intensità nei panni di Sofia Falcone, mentre Deirdre O'Connell compone un ritratto di maternità tossica che resta impresso. La regia varia ma coerente, da Craig Zobel in avanti, mantiene uno sguardo ravvicinato e claustrofobico, dove Gotham non è più fantasy gotica ma una città americana decadente e riconoscibile.
Premiate ai Golden Globe, queste otto ore di televisione dimostrano che il genere crime può ancora dire qualcosa di nuovo quando scritto e recitato con questa ferocia. Non aspettatevi eroi: qui si scende negli scantinati del potere, e ciò che si trova non è spettacolare, ma profondamente umano.