Carné costruisce un affresco monumentale del Boulevard du Crime parigino degli anni Trenta dell'Ottocento, popolato da saltimbanchi, mimi, attori e criminalotti, dove il teatro si confonde con la vita e ogni personaggio recita la propria parte anche fuori scena. La regia orchestra questa umanità brulicante con una precisione visiva che ricorda i grandi classici del realismo poetico francese, mentre la fotografia in bianco e nero di Roger Hubert trasforma ogni inquadratura in un quadro d'epoca.
Jean-Louis Barrault regala in Baptiste una delle interpretazioni più raffinate della storia del cinema: il suo mimo innamorato comunica con gesti millimetrici un'intera gamma di emozioni che le parole non saprebbero dire. Di fronte a lui, Arletty incarna Garance con una leggerezza sfuggente che spiega perché nessuno possa davvero possederla. Il film fu girato nella Francia occupata, e quella tensione storica permea ogni scena di malinconia.
Candidato all'Oscar per la migliore sceneggiatura originale, resta uno dei vertici del cinema francese: un romanzo d'amore impossibile dove la folla del boulevard diventa il coro di una tragedia antica, e dove l'arte del mimo racconta più di mille dialoghi la solitudine di chi ama senza essere corrisposto.