Roma città aperta nasce da un'urgenza: Rossellini lo gira pochi mesi dopo la Liberazione, con pellicola di recupero e attori che recitano negli stessi luoghi dove i fatti erano appena accaduti. Non è un film di guerra ricostruito in studio, è il cinema che insegue la storia mentre è ancora calda. La città è vera, i volti sono veri, la rabbia e la speranza anche.
Anna Magnani esplode sullo schermo con una disperazione fisica che ha ridefinito cosa potesse essere la recitazione al cinema. Aldo Fabrizi, celebre per le macchiette comiche, qui diventa un prete di una dignità struggente. Insieme incarnano la resistenza non come gesto eroico da manifesto, ma come scelta quotidiana di chi non può fare altrimenti.
Il film ha vinto il Grand Prix a Cannes e una candidatura all'Oscar, ma soprattutto ha dato vita al neorealismo: una rivoluzione che ha mostrato al mondo che si poteva fare cinema senza denaro, senza trucchi, solo con l'onestà di guardare in faccia la realtà. Vedere Roma città aperta oggi significa capire da dove viene tutto il cinema che ha smesso di mentire.