Sidney Lumet trasforma una crisi nucleare in un thriller claustrofobico girato quasi interamente in interni, tra sale operative e linee telefoniche, dove ogni secondo conta e nessuna soluzione è indolore. La tensione non viene da esplosioni o inseguimenti, ma da dialoghi serrati, volti inquadrati in primi piani spietati e da un meccanismo narrativo che non concede scappatoie morali. Il bianco e nero netto di Lumet amplifica l'angoscia, riducendo il mondo a due stanze e a una domanda insostenibile: come fermare l'apocalisse quando l'errore è già in volo?
Walter Matthau, nei panni del professor Groeteschele, incarna la logica fredda della deterrenza nucleare con un cinismo lucido e inquietante. Di fronte a lui, il Presidente (interpretato da Henry Fonda con una calma disperata) deve scegliere tra la sopravvivenza politica e quella dell'umanità. Il film non giudica: espone.
Uscito lo stesso anno di "Il dottor Stranamore", "A prova di errore" affronta lo stesso incubo — la guerra atomica per sbaglio — ma senza ironia, senza distanza. È un pugno nello stomaco che non cerca di consolare. E la sua conclusione, feroce e necessaria, resta tra le più devastanti del cinema americano degli anni Sessanta.