John Frankenheimer costruisce un thriller d'azione straordinariamente fisico, girato quasi interamente in esterni e con treni veri, binari veri, esplosioni vere. Niente effetti speciali: solo locomotori a vapore lanciati a tutta velocità, deragliamenti reali e una coreografia di mezzi e uomini che trasforma ogni sequenza in un pezzo di cinema artigianale e possente.
Burt Lancaster, che esegue personalmente molte delle sue acrobazie, incarna un ferroviere della Resistenza costretto a un gioco di inganni sempre più complesso per fermare un convoglio carico di capolavori diretti in Germania. Paul Scofield, dall'altra parte, è il colonnello nazista colto e ossessionato, che difende la sua idea di bellezza mentre il Reich crolla. Il conflitto tra i due non è solo strategico: è morale, filosofico, senza mai diventare didascalico.
Candidato all'Oscar per la sceneggiatura, il film pone una domanda scomoda: quanto vale un dipinto rispetto a una vita umana? E lo fa senza fornire risposte facili, lasciando che siano le azioni — e i silenzi — dei personaggi a parlare. Un film che corre sui binari con la precisione di un meccanismo d'orologeria e l'urgenza di un atto di sabotaggio.