Scorsese torna al noir criminale dopo anni e lo fa con una scala che pochi oggi si permettono: tre ore e mezza per raccontare mezzo secolo di storia americana attraverso gli occhi di Frank Sheeran, sicario della mafia italo-americana. La forza del film non sta nella violenza o nei colpi di scena, ma nella pazienza con cui osserva l'invecchiamento, la solitudine e il peso delle scelte irreversibili.
De Niro, Pacino e Pesci — tre pilastri del genere — recitano qui con una sobrietà inedita, lontana dai fuochi d'artificio del passato. Pesci esce dal ritiro per un ruolo di controllo silenzioso che dimostra quanto possa dire un volto immobile. La tecnologia di ringiovanimento digitale serve la narrazione senza mai diventare spettacolo fine a sé: permette di seguire questi uomini dai quarant'anni alla vecchiaia in un unico arco.
Nominato a dieci Oscar, The Irishman è un testamento: Scorsese chiude i conti con il suo cinema criminale guardando indietro senza nostalgia, solo con la consapevolezza di chi sa che ogni azione ha un costo. Un film che chiede tempo e attenzione, e ripaga con una riflessione rara sulla memoria e sul rimpianto.