Morten Tyldum trasforma la vicenda di Alan Turing in un thriller intellettuale che procede su due binari: da una parte la corsa contro il tempo per decifrare Enigma, il codice nazista che sembrava inviolabile, dall'altra il ritratto di un genio incompreso, geniale e fragile, la cui sessualità lo renderà estraneo anche al paese che ha contribuito a salvare. La sceneggiatura alterna tre linee temporali con eleganza, costruendo una tensione che non si affida agli esplosivi ma alle intuizioni, ai calcoli e alle prove morali di chi deve scegliere quali vite salvare.
Benedict Cumberbatch compone un Turing tutto spigoli e intelligenza asociale, mai compiacente: ne restituisce l'isolamento senza trasformarlo in icona. Keira Knightley, nei panni di Joan Clarke, riesce a dare spessore a una figura che avrebbe potuto ridursi a supporto narrativo, trasformandola invece in complice intellettuale e voce di una generazione di donne costrette ai margini.
Il film ha vinto l'Oscar per la migliore sceneggiatura non originale, riconoscimento meritato per come riesce a rendere comprensibile e drammaticamente rilevante una materia ostica come la crittografia. Quello che resta è il ritratto di un uomo che ha accorciato la guerra di almeno due anni e salvato milioni di vite, per poi essere processato, condannato e dimenticato dal suo stesso paese. Una storia che meritava di essere raccontata, e qui lo è con rigore e partecipazione.