Marc Webb riavvia il franchise di Spider-Man puntando sull'intimità emotiva più che sullo spettacolo puro, e la scommessa funziona. Andrew Garfield porta sullo schermo un Peter Parker diverso: più inquieto, sarcastico, meno icona pop e più adolescente ferito alla ricerca della propria identità. La chimica con Emma Stone è autentica e rende la loro relazione il vero cuore pulsante del film, ben oltre il semplice interesse romantico.
Sul piano tecnico Webb costruisce un New York che respira, con una fotografia calda e una regia che privilegia i momenti intimi senza rinunciare a sequenze d'azione fluide e inventive. Le acrobazie in soggettiva restituiscono il brivido del movimento aereo tra i grattacieli, mentre il design del Lizard — per quanto divisivo — si inserisce in una trama che esplora il tema della mutazione e dell'identità con più sfumature del previsto.
È un film che sceglie di raccontare l'origine dell'eroe da un'angolazione nuova, investendo tempo nelle relazioni familiari e nei costi emotivi del potere. Un approccio che all'epoca divideva, oggi si rivela una delle letture più umane e personali del personaggio.