Jon Watts ribalta il superhero movie riportando Spider-Man alla scala del quartiere, lontano dalle apocalissi cosmiche che affollano il genere. Tom Holland incarna un Peter Parker adolescente credibile: impacciato, entusiasta, ossessionato dal desiderio di dimostrare il proprio valore più che dalla vendetta o dal destino. La sceneggiatura costruisce un coming-of-age mascherato da film d'azione, dove il vero conflitto è interno: imparare che l'eroismo non si misura in battaglie titaniche.
Michael Keaton trasforma Adrian Toomes in un antagonista inedito per il genere: un operaio della classe media schiacciato dal sistema, non un megalomane. La sequenza in auto, prima del ballo scolastico, dimostra come la tensione possa nascere dal non detto più che dagli effetti speciali. La fotografia di Salvatore Totino mantiene tonalità calde e domestiche anche nelle scene d'azione, sottolineando il contrasto tra le ambizioni cosmiche di Peter e la sua realtà di liceale del Queens.
Il film funziona perché accetta i propri limiti e li trasforma in forza: niente origin story ripetuta, niente salvataggi planetari, solo un ragazzo che deve scegliere tra il ballo di fine anno e inseguire spacciatori di armi aliene. È Spider-Man finalmente fedele allo spirito dei fumetti di Lee e Ditko: piccolo, umano, vulnerabile.