Buñuel prende una delle storie più estreme del cristianesimo primitivo — il santo stilita che vive in cima a una colonna nel deserto — e ne fa una commedia grottesca sull'assurdità del fanatismo e l'inevitabilità della carne. Il regista non deride la fede: osserva con lucidità spietata quanto sia ridicolo e insieme umanissimo credere di poter vincere la propria natura.
Claudio Brook interpreta Simone con uno sguardo febbrile che oscilla tra estasi e disperazione, mentre Silvia Pinal incarna un Satana proteiforme che si diverte a tormentarlo con travestimenti sempre più improbabili. La fotografia in bianco e nero incornicia il paesaggio desertico come un teatro dell'assurdo, dove gesti sacri e tentazioni carnali si mescolano senza soluzione.
Il finale — un salto temporale che strappa il santo dal suo piedistallo per scaraventarlo nel mondo moderno — è uno dei momenti più folgoranti del cinema di Buñuel: beffardo, visionario, impossibile da dimenticare. Poco più di quaranta minuti che contengono più idee di molti film doppi.