

Commedia · Dramma · Storia
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Commedia e storia pontificia che mordono: Magni ricostruisce Roma 1825 per parlare di potere e resistenza con Manfredi in stato di grazia.
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Roma, 1825: è in corso il pontificato di Leone XII, caratterizzato da una politica reazionaria e intransigente, in cui la repressione di qualsiasi forma di libertà individuale è attuata da uno stato di polizia e dalle trame del subdolo cardinale Agostino Rivarola. Gli ebrei sono costretti a rimanere rinchiusi nel Ghetto e continuamente umiliati da forzati tentativi di conversione; la polizia fa rispettare un rigido coprifuoco; perfino gli osti sono obbligati a servire il vino al di fuori dei cancelli delle osterie, per evitare che gli avventori seduti ai tavoli possano creare disordini.
Nino ManfrediCornacchia
Enrico Maria SalernoCaptain Nardoni
Claudia CardinaleGiuditta Di Castro
Robert HosseinLeonida Montanari
Renaud VerleyAngelo Targhini
Alberto SordiThe Friar
Stelvio Rosiufficiale guardie
Ugo TognazziCardinal Agostino Rivarola
Pippo FrancoBellachioma
Enzo Cerusicouno dei carbonari
Britt EklandPrincess Spada
Stefano Oppedisanoragazzo ubriaco
Marco Tulliil capitano delle guardie2 wins & 3 nominations
Roma, 1825. Il pontificato di Leone XII stringe la città in un sistema di controllo capillare: coprifuoco, ghetto ebraico, polizia ovunque e un cardinale che muove i fili nell'ombra. Luigi Magni prende questo scenario storico preciso e ci costruisce sopra qualcosa di difficile da classificare — una commedia amara, quasi una ballata, in cui il riso e l'indignazione si alternano senza che l'uno annulli l'altra.
Magni conosceva Roma nel profondo, e si vede: la città papalina non è un fondale ma una presenza concreta, con i suoi vicoli, le sue gerarchie, le sue piccole resistenze quotidiane. La lingua è romanesca, il tono popolare, ma la costruzione narrativa non è mai sciatta — c'è una precisione nel modo in cui la commedia si inceppa sul serio, nel momento in cui le conseguenze della repressione diventano reali e non più solo grottesca scenografia. È il marchio di fabbrica di quel filone di cinema storico-satirico italiano che negli anni Sessanta-Settanta usava il passato per parlare, con qualche distanza di sicurezza, del presente.
Nino Manfredi porta in scena la sua capacità di tenere insieme ironia e dignità ferita senza mai scivolare nel patetico; Enrico Maria Salerno costruisce un antagonista di tutt'altro registro, freddo e procedurale. Claudia Cardinale e Robert Hossein completano un cast che funziona proprio perché non è omogeneo di tono — la tensione tra i registri interpretativi rispecchia la tensione del film stesso tra generi.
Chi arriva aspettandosi una commedia distesa potrebbe trovare il film più spinoso del previsto, soprattutto nel finale. Chi invece cerca cinema italiano che prenda sul serio la storia senza rinunciare al gusto narrativo troverà qui un titolo che ha tenuto bene il tempo — più visto e apprezzato dal pubblico che celebrato dalla critica ufficiale, il che in certi casi è una raccomandazione a sé.
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