Rohmer trasforma una notte di conversazione in un duello intellettuale ed erotico dove ogni parola conta. Jean-Louis, ingegnere cattolico convinto di aver trovato la donna giusta in chiesa, si ritrova a casa dell'affascinante Maud — divorziata, libera, ironica — e la lunga discussione su Pascal, fede e scelte diventa una tentazione più insidiosa di qualsiasi seduzione fisica. Trintignant e Fabian si scambiano battute come schermidori: lei lo incalza, lui resiste, e Rohmer filma tutto con la precisione di un teorema.
La fotografia in bianco e nero di Néstor Almendros isola i personaggi contro la neve di Clermont-Ferrand, accentuando la geometria morale del racconto. Niente musica: solo dialoghi affilatissimi che smontano certezze e rivelano contraddizioni. La candidatura all'Oscar per la sceneggiatura originale non sorprende: pochi film sanno rendere così coinvolgente il conflitto tra desiderio e principio.
Quello che resta è un ritratto spietato e tenero delle nostre razionalizzazioni sentimentali: quanto di ciò che chiamiamo destino o fede è invece calcolo, paura, autoconvincimento? Rohmer non giudica, osserva — e quella notte da Maud diventa lo specchio in cui riconoscere tutte le volte in cui abbiamo giustificato una scelta già presa.