John Cassavetes costruisce un ritratto spietato della crisi creativa e personale di un'attrice teatrale interpretata da una monumentale Gena Rowlands. Il film è un'immersione nell'angoscia del palcoscenico, nella paura di invecchiare, nel rapporto tra finzione e realtà che si fa sempre più instabile fino a esplodere in una delle scene finali più elettrizzanti e imprevedibili della storia del cinema.
La macchina da presa di Cassavetes segue Rowlands con un'intimità quasi documentaristica durante le prove, i litigi con il regista, i crolli nervosi, le bottiglie vuote. Non c'è abbellimento né distanza: tutto è esposto, crudo, fisico. La recitazione diventa un atto di sopravvivenza, non di rappresentazione.
Il film vinse l'Orso d'oro al Festival di Berlino e consacrò Rowlands come una delle più grandi attrici americane del Novecento. La sera della prima non offre consolazioni né catarsi facili: ti trascina nel disastro e ti lascia dentro il dubbio su dove finisca la performance e dove inizi la vita.