Robert Altman firma uno dei suoi film più enigmatici e visionari, un'opera che sfugge alle categorie tradizionali per esplorare l'identità femminile con la libertà del sogno. Ambientato in una California desertica sospesa tra realtà e allucinazione, il film gioca con il tema dello scambio di personalità senza spiegarlo mai del tutto: è proprio questa ambiguità a renderlo potente, un puzzle psicologico che lascia lo spettatore libero di interpretare.
La coppia Sissy Spacek-Shelley Duvall è straordinaria: la prima infantile e ossessiva, la seconda patetica nella sua solitudine chiacchierona. Altman le filma con la consueta maestria nel cogliere i dettagli e le dinamiche, costruendo un'atmosfera straniante dove ogni elemento visivo — i murales misteriosi di Janice Rule, gli spazi vuoti del deserto, le piscine immobili — contribuisce al senso di inquietudine.
Premiato a Cannes per le due attrici protagoniste e candidato alla Palma d'Oro, resta una delle esplorazioni più radicali del cinema americano degli anni Settanta. Un film che non si lascia afferrare facilmente, ma che continua a lavorare nella mente ben dopo la visione.