Pedro Almodóvar abbandona il melodramma colorato e si avventura in un territorio cupo, claustrofobico, sospeso tra body horror e thriller psicologico. La Pelle Che Abito è un esperimento riuscito di cinema di genere filtrato attraverso uno sguardo d'autore: la villa asettica del chirurgo diventa prigione e laboratorio, la scienza si intreccia con l'ossessione, la vendetta con la manipolazione identitaria.
Antonio Banderas, lontano anni luce dal latin lover hollywoodiano, costruisce un Robert Ledgard glaciale e inquietante, un Pigmalione perverso la cui razionalità maschera abissi inconfessabili. Elena Anaya, confinata in una stanza-acquario, regge il peso di una performance fisica ed emotiva straordinaria. La fotografia di José Luis Alcaine trasforma ogni inquadratura in una composizione pittorica: superfici laccate, luce fredda, corpi come sculture.
Premiato ai BAFTA, il film ha spiazzato chi si aspettava il solito Almodóvar, ma proprio per questo resta uno dei suoi lavori più coraggiosi: un'esplorazione del controllo, della colpa e della trasformazione che non concede vie di fuga né rassicurazioni. Se cerchi un cinema che sappia disturbare senza rinunciare alla bellezza formale, questo è un titolo imprescindibile.