Taika Waititi firma una satira anticonformista che affronta il nazismo attraverso gli occhi di un bambino di dieci anni, trasformando l'orrore in una fiaba grottesca e dolorosa. Il regista neozelandese, che interpreta anche un Hitler immaginario buffonesco e infantile, costruisce un equilibrio miracoloso tra commedia surreale e dramma intimista, senza mai cadere nella banalizzazione o nell'irriverenza gratuita.
La fotografia di Mihai Mălaimare Jr. alterna palette accese e pop a toni più cupi man mano che l'innocenza si sfalda, mentre le interpretazioni reggono l'intero impianto: Roman Griffin Davis è convincente nel passaggio dalla propaganda all'umanità, Scarlett Johansson porta leggerezza e malinconia nel ruolo della madre ribelle, Thomasin McKenzie costruisce una presenza fragile e tenace. Sam Rockwell aggiunge profondità a un personaggio che potrebbe rimanere macchietta.
Il film ha conquistato l'Oscar per la migliore sceneggiatura non originale e un BAFTA, riconoscimenti che certificano la capacità di Waititi di parlare di fanatismo e crescita senza retorica. Una storia che riesce a far ridere e commuovere senza tradire la gravità del contesto storico, ricordando che l'antidoto all'odio passa anche dalla capacità di smascherarne il ridicolo.