Sergio Corbucci ribalta le convenzioni del western con una ferocia che ancora oggi spiazza. Ambientato tra le montagne innevate dello Utah invece che nei deserti polverosi, Il grande silenzio sostituisce il sole accecante con una neve accecante che diventa metafora perfetta di un'America senza pietà. Jean-Louis Trintignant interpreta Silence, pistolero muto dalla gola tagliata nell'infanzia, con un'intensità gelida che comunica più di mille battute, mentre Klaus Kinski è Loco, cacciatore di taglie che uccide legalmente sfruttando una legge ingiusta.
La fotografia di Silvano Ippoliti cattura paesaggi invernali desolati che amplificano il nichilismo della storia. Corbucci non concede speranze facili: qui non ci sono eroi in sella al tramonto, solo vittime di un sistema che legalizza la violenza. La colonna sonora di Ennio Morricone accompagna questa discesa nel gelo morale con temi cupi e ossessivi.
Il finale, coraggiosamente disperato, lo distingue da quasi ogni altro western dell'epoca e gli è valso lo status di cult movie tra i cinefili. Questo è cinema che usa il genere per dire qualcosa di scomodo sulla giustizia e sul potere, senza mai perdere la forza viscerale dell'azione.