Majid Majidi trasforma un paio di scarpe perdute in un racconto di rara delicatezza, dove la povertà non è mai spettacolarizzata ma osservata con rispetto e tenerezza. La vicenda di Ali e Zahra, costretti a condividere un unico paio di scarpe per andare a scuola, diventa il pretesto per esplorare il legame fraterno, la dignità nella miseria, l'ingegnosità dei bambini di fronte alle difficoltà degli adulti.
Il film procede per piccoli gesti quotidiani — una corsa affannosa per arrivare in orario, uno sguardo complice, una promessa sussurrata — e li carica di un'intensità emotiva che non ha bisogno di sottolineature melodrammatiche. La fotografia restituisce Teheran in tutta la sua concretezza, tra vicoli polverosi e case modeste, mentre i due protagonisti, non attori professionisti, offrono interpretazioni di straordinaria naturalezza.
Nominato all'Oscar come miglior film straniero, I bambini del cielo ha conquistato platee di ogni latitudine proprio per la sua capacità di rendere universale una storia particolarissima. È un film che ricorda come il cinema possa raccontare la vita con semplicità disarmante, senza perdere nulla in forza o verità.