Kieslowski costruisce un congegno narrativo che anticipa di sei anni la struttura di _Sliding Doors_ e prepara il terreno alle riflessioni sul caso e sul destino che poi svilupperà nella _Trilogia dei colori_. Tre vite parallele nascono da un solo gesto: prendere o perdere un treno. In ogni versione il protagonista diventa una persona diversa — attivista comunista, dissidente cattolico, medico apolitico — eppure qualcosa di essenziale resta immutato. È cinema che osserva le scelte non come eventi drammatici ma come biforcazioni quotidiane, dove l'arbitrarietà e la necessità si intrecciano senza soluzione.
La regia procede per variazioni minime e accumulo di dettagli: stessi volti, contesti diversi, ogni volta un nuovo sistema di conseguenze. Kieslowski non giudica quale vita sia migliore o più autentica, si limita a tracciarne i confini e le possibilità. Il film respira nell'inquietudine della Polonia degli anni Ottanta, tra repressione politica e ricerca di senso, ma il suo meccanismo funziona ovunque.
Realizzato per la televisione polacca e poi rivalutato come tappa fondamentale della sua filmografia, _Destino cieco_ è un esperimento formale che non perde mai di vista l'umanità del suo protagonista. Tre storie che si escludono a vicenda e che insieme dicono qualcosa di più preciso di quanto farebbe una sola traiettoria lineare.