Lars von Trier costruisce un melodramma che stravolge le regole del musical classico: invece di offrire evasione, usa i numeri cantati come rifugio mentale di Selma, una donna che sta perdendo la vista e si aggrappa ai sogni per sopravvivere alla durezza del reale. Björk, alla sua prima prova da attrice, porta una fragilità viscerale che non somiglia a nulla visto prima: il suo corpo e la sua voce diventano strumenti espressivi di una potenza devastante, capaci di reggere l'intero peso emotivo del film.
La fotografia di Robby Müller passa dal realismo delle riprese a mano — tremolio e sgranature incluse — alla precisione coreografica dei sogni musicali, creando un contrasto stridente che amplifica la disperazione di Selma. Le canzoni nascono dai rumori della fabbrica, dai passi sul ponte, dal ritmo delle macchine: la musica diventa l'ultima resistenza di un'anima che rifiuta di arrendersi.
Il film ha vinto la Palma d'Oro a Cannes e ha diviso pubblico e critica per la sua radicalità emotiva. Von Trier non concede consolazioni: spinge lo spettatore fino al limite del sopportabile, usando il linguaggio del musical per rendere ancora più crudele la caduta. È un film che lascia segni profondi, difficile da dimenticare anche quando si vorrebbe.